Molto probabilmente quasi nessuno sa che il giorno di oggi è una delle date più pericolose dell’anno.
Cosa avrebbe fatto così di male il 19 gennaio per meritare una fama tanto negativa?
Secondo un’analisi condotta qualche anno fa da Strava, una delle app più note per il monitoraggio delle attività sportive (che uso anch’io), in questa data si registra un crollo significativo delle attività caricate dagli utenti.

E’ come se dopo un avvio promettente nei primi giorni dell’anno, accompagnato da entusiasmo e buoni propositi, il 19 gennaio segnasse per molti l’inizio della resa.
Lo studio si basa su oltre 800 milioni di attività caricate e lo schema che emerge pare evidenziare un’amara verità: bastano 19 giorni perché molti abbandonino i propri obiettivi, scoraggiati dalle prime difficoltà, e tornino inesorabilmente alla solita routine.
In pratica, a meno di tre settimane dal brindisi di Capodanno solitamente carico di promesse e speranze, ci si arrende.
Si comincia a pensare che quel progetto, quel cambiamento tanto desiderato, richieda troppo impegno, troppa fatica ed energia; che sia troppo difficile, e che non valga la pena perseguirlo.
Ed è proprio questo, secondo me, il vero paradosso: si getta la spugna nel momento più delicato, quando il nostro cervello sta iniziando ad apprendere, a costruire nuove connessioni, a impostare nuovi automatismi.
‘’L’Inizio di un’abitudine è come un filo invisibile, ma ogni volta che ripetiamo l’azione rinforziamo quel filo, vi aggiungiamo un altro filamento, finché esso diventa una grossa fune che ci lega definitivamente, pensiero ed azione”.
Questa bellissima frase di Orison Swett Marden, che negli anni mi ha accompagnato come esempio e monito, spiega benissimo il valore della perseveranza e della resilienza, la fragilità dell’inizio e, insieme, il valore enorme della ricompensa che si può ottenere insistendo.

Nel libro ‘’Le 7 regole del successo’’ l’autore Stephen Covey racconta la straordinaria esperienza del viaggio dell’Apollo 13 e dei primi passi dell’uomo sulla Luna.
Per arrivare a quel punto gli astronauti dovettero sottrarsi alla tremenda forza di gravità della Terra.
Fu spesa più energia in quei primi, pochi minuti di distacco dall’atmosfera, in pochi chilometri, che non in tutto il viaggio, lungo quasi un milione di chilometri.
E’ una magnifica metafora sul potere delle abitudini: anch’esse esercitano una formidabile forza di gravità sulla vita delle persone e il “distacco” da esse richiede un incredibile sforzo, ma una volta che si riesce a compierlo la vita può permetterci di scoprire nuovi mondi e possibilità.
Tornando al 19 gennaio e ai propositi del capodanno, voglio dire che credo poco ai cambiamenti legati a una data precisa e ai propositi da calendario: i miei cambiamenti più importanti non sono nati il primo gennaio o “dopo le vacanze’’, ma in un giorno qualunque.
Perché spesso è così che accade: il vero cambiamento avviene in un istante.
È quell’attimo in cui decidiamo davvero, nel senso etimologico del termine: “tagliare fuori” tutte le alternative.
È quell’attimo in cui, nella nostra bilancia interiore , il dolore di restare dove siamo supera quello di cambiare.
Personalmente mi trovo in una fase ancora iniziale di un cambiamento importante, legato alla salute, nato in un giorno qualunque.
E porto avanti un altro sogno più profondo, che riguarda la creazione e il desiderio di lasciare qualcosa di me nel mondo.
Anche quel sogno è nato in una data come tante altre, e precisamente in una notte bollente di inizio agosto, quando mi giravo e mi rigiravo nel letto madido di sudore; allora era un’idea confusa, un sogno lucido, che però, malgrado gli inesorabili momenti in cui mi ha sfiorato la tentazione della resa, oggi ha un nome e un cuore che batte.
Perciò non lasciamoci scoraggiare dal 19 gennaio e dagli altri giorni in cui le circostanze sembrerebbero invitarci a mollare, perché ogni giorno può essere quello buono per insistere e per decidere.
E il mio augurio per chi legge, è che il 19 gennaio non sia la data in cui smetti, ma il giorno in cui cominci.









