Oggi, torrido lunedì d’estate, mi ritrovo ancora una volta a formulare pensieri sulla tirannia del tempo.
E interdetto constato che, se avrò la fortuna di campare fino a 80 anni, di lunedì da vivere me ne restano poco più di un migliaio: solo altre mille occasioni per iniziare e programmare una nuova settimana.
Di estati, invece, me ne mancherebbero molte meno: soltanto ventisei.
Questa crudele riflessione mi ha fatto riaffiorare nella mente un modello elaborato anni fa da uno scrittore inglese, Tim Urban, che ha rappresentato graficamente, su un calendario allungato a 90 anni di età, la vita di un essere umano raffigurata in… pallini.

Nel suo schema ogni pallino coincide con un mese di vita, mentre ogni riga corrisponde a 3 anni della propria esistenza.
Uno schemino semplice semplice che rivela crudamente la brevità della nostra esistenza.
Quel che più mi colpisce, osservandolo, è che tale esistenza è breve a ogni età: ci sono concesse soltanto due file di pallini per stupirci, da bambini, della magia del Natale e per aspettare speranzosi i doni del Babbo più famoso del mondo, e le stesse file sono offerte ai genitori per vivere, di riflesso, lo stesso incanto.
Ancora peggio è dopo: entrando nel pieno dell’adolescenza e del periodo che ci proietta verso la maturità anagrafica (i 18 anni di età), abbiamo a disposizione soltanto una misera fila di pallini per compiere scelte che probabilmente influenzeranno la nostra intera esistenza.
Poi, dovremo concentrare la fase secondo me più bella della vita, quella che va dalla fine della scuola ai trent’anni, in sole tre file di pallini, ammucchiando tutte lì le estati più allegre e spensierate di sempre.
Se dopo tale età diventeremo genitori, per gettare i semi più importanti nella crescita di un figlio che edificheranno le fondamenta della sua personalità e che condizioneranno in parte anche la sua vita da adulto, avremo una sola fila di pallini; e se sbaglieremo qualcosa in quel delicato momento non ci sarà tempo per riparare.
E quando da figli diventeremo adulti, per goderci ancora i nostri genitori avremo 5, forse 6 file di pallini… e a volte il tempo ne concede spietatamente meno.
Ma le cose stanno così, e il quadrante di Urban non si può cambiare.
Ciò che si può cambiare invece, è il modo in cui viviamo il tempo, come scegliamo di relazionarci con questo implacabile impostore.
Sforzandoci di vivere al massimo quel poco di cui disponiamo e di sprecarne il meno possibile.
A volte non è facile riuscirci, specie quando la vita non si dimostra il cameriere cosmico che vorremmo, sempre pronto a deliziarci con le pietanze migliori, presentandoci piuttosto piatti indigesti che ci fanno ingoiare il fiele della delusione, della disillusione e del rammarico.

Ma come diceva uno dei più grandi filosofi mai esistiti, Seneca: «Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus.» (Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto).
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire, dalla consapevolezza che il vero problema non è che la vita sia breve, che il tempo sia poco, ma che spesso lo disperdiamo in occupazioni inutili, in ruminazioni e preoccupazioni, in ambizioni vane.
Continuare a farlo non servirà ad altro che ad intossicarci la vita e il tempo stesso: i pallini continuano a scorrere, una fila dopo l’altra, senza aspettare gli umori di nessuno.









